Sogni modernisti di un’architettura utopistica

La realtà del mondo di oggi può essere difficile da affrontare. I cambiamenti climatici hanno portato all’aumento del livello del mare, distruzioni ambientali inedite, e una maggiore divisione tra ricchi e poveri, oltre che innumerevoli violazioni dei diritti umani.

È facile sognare un mondo in cui tutti questi mali vengono risolti, un’utopia. Descritta come un’isola fizionale nella società greca da Sir Thomas Moore nel 1516, la parola “utopia” si è evoluta per intendere qualsiasi forma comunitaria con un sistema politico e sociale visionario e perfetto – dove le città funzionano perfettamente e migliorano la vita dei loro cittadini.

 

“Utopia,” Abraham Ortelius

Queste società immaginarie non possono esistere. Tuttavia, il concetto di utopia è stato spesso considerato in arte, specialmente dagli architetti. All’inizio del 20mo secolo, il mondo stava affrontando la devastazione e la distruzione portate dalla prima guerra mondiale.

In architettura, il movimento modernista stava iniziando a prendere forma, e gli architetti credevano che i loro edifici avrebbero potuto risolvere i problemi del mondo. Con nuovi materiali quali vetro, ferro e acciaio ora disponibili grazie alla rivoluzione industriale, gli architetti modernisti portarono nei loro progetti l’idea di nuove città, fondate su valori ed ideali utopistici, prive della borghesia corrotta che spesso viene ritenuta responsabile per le divisioni della società. Alcune visioni utopistiche si soffermano sulle nuove tecnologie, altre su paesaggi inalterati, mentee altri osservano nuovi possibili ordini sociali, ma tutte queste forme di progettazione di uniscono sotto una prospettiva di avanguardia molto radicale e fuori dagli schemi. Anche se gli ideali di ogni architetto erano diversi, tutti avevano un aspetto in comune: erano impossibili da costruire. Capaci di esistere solo in teoria – base di un’utopia – l’architettura nelle successive visioni fu invece pianificata con maggiore cura e molto più sistematica. Viene incluso ogni dettaglio possibile, per raggiungere un obiettivo ancora più grande.

Anche se queste visioni soffrivano di megalomania e dell’illusione che una persona potesse cambiare l’intero schema sociale, restano pur sempre piani ammirabili per il loro stesso tentativo. Come prima parte della nostra serie sull’architettura utopistica, osserveremo cinque progetti modernisti. Leggi ancora per conoscere queste ambiziose visioni, che ancora ci ispirano.

Il futurista e la Macchina

Un disegno dalla “Città Nuova”, di Antonio Sant’Elia 

L’opera “La città nuova” dell’architetto italiano Antonio Sant’Elia è stato uno dei disegni più simbolici dell’ideologia futurista. Diversamente rispetto alle classiche metropoli e al loro modo di ampliarsi in modo progressivo, la città del futuro consiste di una conurbazione centralizzata e massiva, sviluppata verso l’alto con grattacieli interconnessi da ponti, pontili sospesi, ascensori esterni e funiculari. Questo tipo di città meccanizzata era immaginata come uno stile di vita progressista, basata sul rinnovo – la costante demolizione di vecchi edifici, per fare spazio a tecnologie sempre più moderne. Questa transcienza ha poi caratterizzato tutte le opere di Sant’Elia.

 

Il potere del colorato, vetro a prisma

Sinistra: “Costruzione di vetro”, Destra: “Casa di vetro”, Hans Scharoun.

Le cose non andavano molto bene per gli architetti tedeschi del 1910. Con lo scoppio della distruzione e l’inesorabile recessione assierme all’inflazione della Prima Guerra Mondiale, nell’Impero Tedesco la situazione era pronta a precipitare. Non c’è quindi da sorprendersi se i primi architetti modernisti cominciassero ad abbozzare progetti di nuove città, completamente idealizzate, come se nate dai loro sogni più vividi. Nel 1914, l’architetto di Danzica Paul Scheerbart pubblicò il suo manifesto “L’architettura di vetro”. Un progetto indubbiamente utopistico, Scheebart credeva che le proprietà abbbaglianti del vetro, emblema moderno del tempo, potesse elevare la cultura ad un livello superiore, e trasformare le abitudini della vecchia Europa. In un mondo sognato da Scheebart, gli edifici di mattoni sarebbero stati sostituiti da radianti vetri colorati “anche se la Terra stessa di riveste di gioielli e smalti”. Anche se i testi di Scheebart sono puramente immaginari, ebbero una profonda influenza nell’espressionismo architettonico tedesco per molti anni a seguire, specialmente per l’architetto di Weimar Bruno Taut.

Un disegno da Architettura alpina, Bruno Taut

Nel 1917, Taut pubblicò Architettura alpina, una serie di bozze entusiastiche nel quale progettava fantastiche metropoli di vetro arroccate sulla cima di montagne intoccate. E, a differenza di molti altri modernisti, Taut aveva anche una confidenza con il colore. Come Scheebart, la visione di Taut promuoveva l’effetto psicologico positivo che il vetro può avere per elevare lo spirito dei residenti. Per fondare queste città sulla montagna, Taut chiamava alla distruzione dei vecchi monumenti e delle strade trionfali, per instaurare un’anarchia pacifica che sarebbe stata capace di dissolvere il potere vecchio, corrotto. La città alpina di Taut rimane tra visioni utopiche più ottimiste, se non addirittura eleganti, esaltando una qualità fiabesca così: “urrà e ancora urrà per il fluido, il grazioso, l’angolare, il brillante, la luce – urrà per l’architettura immortale!”.

Con la luce che si riflette da cascate interne verso pareti di vetro colorate, il padiglione del vetro di Taut per l’Esibizione del Deutscher Werkbund del 1914 dà un esempio dei suoi ideali utopistici.

 

Le strutture utopistiche disperdono un nuovo ordine.

“Colpire i bianchi con punte rosse,” El Lissitzky

Come nei poster sovietivi che promuovevano gli ideali rivoluzionari, il rosso acceso divenne anche il colore dei visionari costruttivisti. Sfortunatamente per i Costruttivisti, le loro idee erano ben oltre le possibiltà del loro tempo, considerando in particolare la limitatezza di risorse dell’URSS.

 

Tribuna di Lenin, El Lissitzky

Molti progetti rimanevano esclusivamente teorici e spesso inclusi nell’immaginario propagandistico per diffondere un ordine sia artistico che sociale. La Tribuna di Lenin di El Lissitzky’s, con la sua struttura curvilinea senza sostegni, fungeva da dogma visivo per gli ideali socialisti, ma a quel tempo era impossibile da costruire. Il progetto del Vladimir Tatlin per il Monumento della Terza Internazionale – una sorta di rifacimento socialista della Torre Eiffel, rimaneva solo un progetto mentale irrealizzabile.

 

Monumento per la Terza Internazionale, Vladimir Tatlin

Con una costruzione a spirale molto espressiva, di acciaio e ferro dipinto di rosso, circondante tre spazi centrali che ruotavano secondo il giorno, mese e anno, il monumento di Tatlin simbolizzava una URRS industrializzata del futuro. Tuttavia, la natura poco pratica di questo progetto si manifestò quando del progetto venne solo creato un modello in legno in miniatura a Pietrogrado.

 

L’Ego del Maestro moderno

“Plan Voisin,” Le Corbusier

Lungo il 1920 e il 1930, il moderno “Maestro” Le Corbusier sperimento con una serie di progetti urbanistici molto utopistici, originati dalle sue visioni di una città ideale dove un profondo ordine e un clima aperto, potevano elevare la cultura su base universale. Nel 1925, propose il “Plan Voisin”, un mega-progetto altamente idealistico che richiedeva la completa demolizione della Parigi centrale, per essere rimpiazzata da torri altissime di 60 piani, disposte secondo una griglia perfettamente organizzata, alternate da spazi verdi. Corbusier credeva che un piano urbano efficiente avrebbe potuto trasformare la città, elevando gli standard di vita su tutti i livelli socioeconomici, risparmiando il paese da un’altra rivoluzione. Tuttavia, il “Plan Voisin” in realtà proponeva di dividere gli alloggi secondo classi, illustrando ancora più vivamente le divisioni sociali e le falle di un progetto utopistico. Il piano fu immediatamente respinto, e il frustrato architetto iniziò a vagare per l’Europa per diffondere le sue idee.

 

“Plan Obus,” Le Corbusier

Con una mentalità apertamente orientalista, Le Corbusier viaggiò nella città di Algeri, una città del Nord Africa allora controllata dalla Francia. Qui sperimenta i suoi perfetti piani utopistici. Anche se non gli fu mai commissionato, Corbusier disegno il “Plan Obus”, un progetto che intendeva collegare la Casbah di Algeri, il quartiere tradizionale di Algeri, fino alla zona coloniale costiera. Tuttavia, il progetto dell’architetto si impregnava di divisione sociale, nascosta dietro il velo di una presunta “società rovesciata”. Le Corbusier immaginava un complesso residenziale concavo e convesso, lungo i pendii delle colline sopra la città, connesso al nuovo centro amministrativo sulla costa. Questi due settori, principalmente offerti ai coloni francesi, si elevavano poi su una strada lungo la Casbah, polarizzando ulteriormente una città già segregata.

 

Palazzo dell’Assemblea (Chandigarh), Le Corbusier

Gli ideali utopistici di Le Corbusier erano chiusi dentro una mentalità colonialista – il progetto Europeo per migliorare ciò che invece non è Occidentale – e solitamente era designato per dare beneficio esclusivamente alle classi più agiate. La maggior parte dei piani urbani di Corbu non furono mai realizzati, eccetto per il suo progetto maestro per Chandigarh, India, un successo che ancora oggi rimane in questione.

 

Utopia e delusione

“Broadacre City,” Frank Lloyd Wright

Sembra quasi una versione idealizzata delle nostre periferie tentacolari, non è vero? Bene, Wright aveva designato un “aeratore” un piccolo elicottero fornito ad ogni famiglia provvista di un terreno su cui atterrare. Assieme, campi aperti, automobili, e aeratori in stile Jetsons promettevano ai cittadini una città piena di luce, con più spazio per muoversi, e più libertà spaziale per “una forma ideale di quello che chiamiamo civilizzazione”. Come era previsto, la città utopistica di FLW non ha anticipato i problemi attuali dello sviluppo delle periferie e il degrado ambientale che viene enunciato nei principi base di Broadacre. Come i visionari prima di lui, “Broadacre City” è nato dal disgusto della vita di città, un immaginario moderno delle aree sovraffollate, esteticamente sgradevoli, abitate dalle classi più povere.